E il taglione, la parola fine, per prima sono stata io a pronunciarla. Lui non ce la faceva, lui con quel suo ripetere che un’altra come me non la troverà mai, ma che è disposto – a questo punto – a perdermi. Lui che mi dice che si sente come un bambino, che vuole tutto per sé, anche ciò che contrasta con quel che già ha e che in qualche modo ne offusca il valore. Beh, il valore. Forse non lo conosce neppure, ecco perché è disposto a perdermi. E sono di nuovo qui, coi gomiti alti a cercare di difendermi. E mi chiedo il perchè di tutto questo. Il perché sia così difficile scegliere, scegliere me. Mi chiedo come si possa amare una persona ed essere costretti a dire basta perché l’altra quella parola non vuole pronunciarla. Ti pugnala due volte, ti uccide due volte. Perchè ti costringe a fare ciò che non vuoi. Vuole essere stronzo, tenerti lontano, ma allo stesso tempo ha voglia di stare con te, vuole il suo spazio, le sue avventure, ma vorrebbe potersi voltare e vedere che io sono lì. Un’isola sulla quale naufragare quando ha bisogno, quando sente che gli mancano le certezze ed ha bisogno di un consiglio. Mi fa male. Mi fa male sapere che c’è, che esiste e respira la mia stessa aria, che dedica quello stesso sguardo a qualcun’altra, che le fa ascoltare le nostre stesse canzoni, che ripete quei gesti ai quali noi eravamo affezionati. E’ un’emerita cavolata pensare che non troverà nessuna come me. Magari sì, non sarà come me, ma se proprio ero così introvabile, così rara, sarebbe rimasto al mio fianco, e invece se n’è andato. Non troverà un’altra come me, se ne renderà certo conto, ma il mio posto non resterà vuoto e quel valore che mi attribuiva, svanirà molto presto. Uno slancio di altruismo – “per come sono oggi, ti farei soffrire e tu non te lo meriti” – quindi se ne va. Grazie. Grazie per l’ennesima ipocrita frasetta che chiude la bocca alla coscenza, che mette una bella ciliegina sulla torta della banalità. Come dire “non è colpa tua, è solo colpa mia”. Grazie, no. Non voglio questo. Ti ho aperto il cuore, ti ho offerto di camminare con me in questo mare di merda che la vita ogni giorno ci tira addosso, stando al mio fianco, non ti ho chiesto di aiutarmi, ma di starmi accanto, me la sgavagno da sola come ho sempre fatto, perché lo sai anche tu che sono una tipa tosta e non mollo, ma non prendermi in giro con queste cose, sono queste che non mi merito. Mi ringrazi per averti sopportato, come se fossi un compagno di banco e non un compagno di vita. Nulla era dovuto, ma non l’hai capito neppure questa volta, dopo 6 anni insieme, non hai capito che non c’era sopportazione, c’era amore. La stessa differenza che oggi c’è tra lo stare con me ed il guardare fuori dalla gabbia che rappresenta il nostro rapporto per te. Tu sopporti il rapporto, non lo vivi come una scelta. Ecco perché é finita. Non hai mai scelto e alla fine non hai retto. Io ho scelto. Ti ho scelto. Ero io la prima a volerti solo come amico, passavamo sere a discutere di questa cosa e ci chiedevamo cosa sarebbe successo se ci fossimo messi insieme e poi lasciati. Ricordo il dispiacere, quando si prospettava l’idea che ci saremmo persi. Ed ora, eccoci qua. Persi. Persi ma coscenti del fatto che non c’è motivo per stare divisi, solo una fissazione. La tua. Il tuo volere tutto, il tuo voler fare indigestione senza differenze. “Quando ti dico che io non mi sento all’altezza di stare con te, – mi hai scritto – non è perchè mi sento inferiore a te come persona, ma perchè sento di non poterti dare quello che tu meriteresti. Tu sei davvero una ragazza speciale di quelle che ce ne sono poche, hai dei valori, sei sensibile, intelligente, generosa. Beh, il lato amico che è in me vorrebbe vederti felice, insieme ad una persona che riesca a darti tutte le soddisfazione che desideri, una famiglia, una casa, le vacanze, i figli, una stabilità affettiva ed economica. Io non sono così, io ogni tanto ho le mie “crisi egoistiche” e finirei col farti soffrire, lo so già.” La parte più razionale di me avrebbe voluto picchiarti dopo questa frase. Vaffanculo, ecco cosa ti dico.
Buon Samaritano di sto par di palle!